Il Mentor, così come il coach, è una figura professionale fondamentale per la vita privata e professionale. Mentor e Coach guidano gli utenti in un percorso sociale e lavorativo, aiutandoli a trovare i loro obiettivi e a raggiungerli nella maniera più efficace.

Ma chi conosce la differenza tra coaching e mentoring?

Scopriamola insieme.

Funzioni del Mentor e del Coach

Il Mentor è un professionista che presenta una forte motivazione a fare da guida e da consigliere all’utente che ha meno esperienza in quello specifico ambito. Un buon Mentor deve avere capacità grandi relazionali, deve essere in grado di condurre colloqui e porre domande sagge al fine di far capire all’utente quali obiettivi vuole veramente raggiungere.

Le capacità fondamentali che un mentor deve sviluppare sono: empatia, ascolto, apertura mentale, padronanza personale, sicurezza di sé, capacità di adattarsi alle situazioni, capacità di saper porre domande nuove …

La figura del Mentor è di gran lunga utilizzata nell’ambito lavorativo e può essere rappresentato da un superiore diretto oppure da un collega più anziano ed esperto.

Il Mental Coach invece è una figura professionale preparata a supportare la persona che ha bisogno di un sostegno, di una guida per capire quali sono i suoi obiettivi nella vita e nel lavoro e di come raggiungerli in modo ottimale. Il mental coach è specializzato su un solo settore e gli ambiti in cui lavora sono svariati.

In base alla sfera di competenza di ciascuno abbiamo:  Sport Mental Coach,  Business Mental Coach, Life Mental Coach …

 

Durata del percorso

 Un’altra sostanziale differenza tra coaching e mentoring  sta nel tipo di relazione che si instaura tra guida e utente.

Il mentoring è un processo di apprendimento ricco di dinamiche complesse che necessitano di tempi medio lunghi per sviscerarle. Tra mentor e mentee si crea un vero e proprio un rapporto di fiducia e di dialogo e il processo di apprendimento risulta piuttosto lungo.

Il percorso di coaching invece è di gran lunga più breve. Il coach infatti ha soltanto il compito di fornire gli strumenti adatti al coachee affinché egli riesca ad autogestirsi nelle situazioni di difficoltà.

Dunque il rapporto tra i due è differente perché, mentre il mentor indottrina il mentee, il coach non fornisce al proprio utente delle nozioni, ma lo supporta nel suo percorso di consapevolezza.

 

Tecniche utilizzate

Un’ulteriore e fondamentale differenza tra coaching e mentoring  consiste nelle tecniche utilizzate per guidare i propri utenti.

Vi sono numerose tecniche applicate per gestire le complesse dinamiche di mentoring. Riassumendo ai minimi termini, il percorso è strutturato come segue:

Accompagnamento: seguire il mentee passo per passo lungo il processo in questione.

Semina: fornire al mentee nozioni che magari al momento non comprende, ma che in seguito saranno di grande aiuto.

Catalizzazione: portare il mentee ad un diverso modo di pensare.

Dimostrazione: rendere comprensibile il processo dando prova concreta degli insegnamenti.

Raccolta: quando ormai “i frutti sono maturi” il mentore crea consapevolezza di quanto appreso con domande chiave come “Cosa hai imparato?”, “Quanto utile è?”.

Per quanto riguarda il coaching invece, i metodi di approccio sono svariati e specifici per ciascun tipo di difficoltà. Una delle tecniche più utilizzate è quella delle domande fondamentali: il coach, per aiutare il proprio utente a focalizzare gli obiettivi, pone delle domande che porteranno il coachee ad avere una maggiore consapevolezza e a visualizzare il percorso che vuole intraprendere. Un’altra tecnica molto utilizzata nel coaching è quella della visualizzazione mentale. Tale metodo permette di focalizzare l’attenzione sull’obiettivo, senza farsi sopraffare da emozioni e pressioni che distraggono dal traguardo.

Ora che avete un quadro generale  sulla  differenza tra coaching e mentoring, vi invito a riflettere se secondo voi sono delle professioni che possono effettivamente essere utili in campo professionale o personale.