Almeno una volta nella vita ognuno di noi ha compiuto quello che gli specialisti definiscono “dialogo interno”. Questo meccanismo mentale non fa nessuna differenza di genere, età o professione: mamme, sportivi, ragazzi, studenti, top manager e anziani, nessuno può sottrarsi.

 

MA CHE COS’E’ ESATTAMENTE IL DIALOGO INTERNO?

Potrei iniziare dicendovi che è ciò che ci sia di più forte nella mente di un uomo, è ciò che può condurre  allo stesso tempo all’inferno o in paradiso. Perché, direte voi? Perché non è altro che la voce della nostra coscienza, è il processo con cui le persone parlano mentalmente a se stesse, una sorta di radio interiore, che commenta, giudica e si interroga. Quando dico che può trascinare verso gli abissi o, al contrario, innalzare fino al cielo, è perché veramente il dialogo interno ha questo incredibile potere: può dare la giusta spinta per agire, per tanto può essere incoraggiante, consolatorio, ma allo stesso tempo essere in grado di bloccare un uomo, mutandosi in categorico, paralizzante. Può influenzare positivamente o negativamente le attività che un individuo sta svolgendo.

 

UN ESEMPIO DI DIALOGO INTERNO

Indubbiamente molti sportivi nel corso di una performance si avvalgono più volte di questo meccanismo; ciò non vuol dire che non possa essere applicato ad altri ambiti, anzi tutt’altro. Comunque immaginatevi un giovane maratoneta che abbia corso per 35 km. È stremato, pronto a mollare, a soli 5 km dal traguardo. Ed ecco che pensa: “Dai puoi farcela”, “Resisti qualche minuto”, “Hai corso per più di ¾ di gara, che senso ha abbandonare proprio ora?” e ancora “Sei sempre il solito, inizi e poi non concludi mai nulla”, “Sei una fallito, cadi sempre nel momento più determinante”. Ecco quello appena descritto è un classico esempio di dialogo interno, in cui la mente, analizzando una situazione che si sta verificando nel mentre, conversa con se stessa e diventa in grado di determinare l’esito dell’attività stessa.

COME SI PUO’ GOVERNARE IL DIALOGO INTERNO E SFRUTTARLO A PROPRIO VANTAGGIO?

A tal proposito, per cercare di rendere il dialogo interno più un allenato di noi stessi e non un nemico contro cui combattere, vi sono alcune regole che hanno lo scopo di rendere il nostro “inner talk” il più produttivo possibile:

  • rispettare la regola del più uno, ovvero ribattere a tono, almeno una volta in più, al dialogo interno, facendo in modo che non riecheggino nella mente domande senza risposta;
  • imbottirsi di frasi ispiranti, che aiutano a pensare positivo, ripetendole di tanto in tanto durante la giornata, preferendole a quelle contenenti la negazione (ad esempio: “Voglio star bene” invece che “Non voglio soffrire”), in quanto l’inconscio tende a non cogliere quel “non” e a farsi suggestionare dalla parola che evoca proprio quello che si vuole evitare;
  • farsi domande utili, invece di lasciare che la paura riempia la testa di dubbi e perplessità. Tali domande sono uno strumento potentissimo perché “a domanda la mente risponde”, perciò se vengono fatte domande che NECESSARIAMENTE richiedono risposte positive sarà tutto molto più semplice;
  • dare un volto alla paura, vederla come una piccola sé stessa con cui parlare e da rassicurare perché si spinga verso nuovi orizzonti;
  • non insultarsi, sminuirsi o fare termini di paragone, ma piuttosto aumentare i commenti d’apprezzamento e le frasi d’accettazione e d’incoraggiamento.

Chiarito quindi come si può influenzare in qualche modo questo meccanismo, è bene sempre ricordare che tanto più forti e convincenti saranno le frasi di un dialogo interno, tanto più determineranno il successo o l’insuccesso di una prestazione. L’inner talk potrà essere la nostra salvezza, aiutandoci a prendere delle decisioni importanti o a fermarci in situazioni rischiose, ma solo se saremo in grado di utilizzarlo.